martedì 27 marzo 2018

Coccodrilli di grotta: una nuova specie?

Nel 2008 un archeologo scoprì che alcuni coccodrilli vivevano in remote grotte del Gabon: ora la genetica suggerisce l’ipotesi che questi strani “coccodrilli di grotta” si stiano avviando a diventare una specie a sé stante.

Pipistrelli nelle grotte di Abanda (Gabon), fonte di cibo per i coccodrilli nani di grotta. Foto: Olivier Testa

Sembra uscito da un libro per bambini: è arancione, vive nelle grotte e si nutre di pipistrelli e di grilli. Ma non è una storia di solitari e ombrosi orchi, è la storia - molto più intrigante - di un gruppo di coccodrilli nani africani che si stanno adattando alla vita nell’oscurità.

Secondo Richard Oslisly, lo scopritore delle grotte nel 2008: “Potremmo dire di essere di fronte a una specie mutata, perché il coccodrillo delle grotte ha già ora un corredo genetico differente. La sua dieta è diversa e si tratta di una specie che si è adattata al mondo sotterraneo.”


Foto: Olivier Testa

Oslisly è un archeologo che ha svolto lunghe ricerche sulla preistoria del Gabon. Si era inoltrato nelle grotte di Abanda in cerca di indizi su un antico utilizzo umano, come per esempio pitture e incisioni rupestri. Invece scoprì alcuni coccodrilli in un salone sotterraneo riempito d’acqua.
Due anni dopo tornò alle grotte con uno specialista di grotte, Olivier Testa, e con uno specialista di coccodrilli, Matthew Shirley. Catturarono il primo coccodrillo di grotta e quando lo portarono all’esterno scoprirono che non era del solito color grigio-marrone tipico dei coccodrilli nani africani, ma arancione.
Foto: Olivier Testa

Al momento è stata scoperta una trentina di esemplari, di cui dieci sono arancio, e altri ancora possono essere rimasti nascosti. I ricercatori credono che i coccodrilli giovani siano in grado di entrare e uscire dal sistema di grotte attraverso diverse aperture, ma una volta che raggiungono una certa dimensione possono di fatto passare il resto della vita lontano dalla luce del sole.
“In un certo senso sono in una prigione” dice Oslisly “e mangiano pipistrelli e grilli.”

Con il passare del tempo, questi coccodrilli più vecchi iniziano a diventare arancio. I ricercatori ipotizzano che il cambiamento di colore sia dovuto al pH alcalino dell’acqua mista a guano.


Coccodrillo di grotta paragonato al suo parente che vive nelle foreste. Foto: Olivier Testa

I coccodrilli sono ectotermi, cioè il loro calore interno dipende dalla temperatura dell’ambiente, quindi ci si potrebbe chiedere come possano sopravvivere in una grotta. Oslisly spiega che le condizioni interne alle grotte non sono poi così diverse dall’esterno: anche i coccodrilli nani africani cacciano al buio, poiché sono prevalentemente cacciatori notturni, e la temperatura interna alle grotte resta stabilmente sui 22 gradi.

Il coccodrillo nano africano (Osteolaemus tetraspis) vive in Africa centro-occidentale ed è la specie più piccola oggi vivente: la lunghezza massima non raggiunge i due metri, ma la maggior parte non cresce mai più di un metro e mezzo.
Ritenuta per lungo tempo un’unica specie, da pochi anni diverse ricerche ipotizzano che esistano tre distinte specie nella regione, non includendo i bizzarri coccodrilli di grotta.


Studi di genetica suggeriscono che i coccodrilli di grotta stiano diventando una specie a sé stante: un aplotipo (cioè una combinazione di varianti nella sequenza di DNA su un particolare cromosoma) dei coccodrilli di grotta non è stato riscontrato nei coccodrilli nani africani che vivono altrove.

Oslisly dice che la popolazione di coccodrilli delle grotte di Abanda sembra proprio mostrarsi come un gruppo genetico isolato. Secondo i dati genetici, questa popolazione si è separata da quella originaria migliaia di anni fa.

Ma sorge una questione intrigante: dove si riproducono questi coccodrilli? I più piccoli di taglia potrebbero avventurarsi fuori dalle grotte, ma quelli più grossi sono imprigionati: si accoppiano e nidificano all’interno delle grotte? Questo sarebbe un comportamento mai osservato prima nei coccodrilli. Il coccodrillo nano africano in genere ha bisogno di vegetali per fare il nido dove deporre le uova, ma non ci sono vegetali all’interno delle grotte. O forse i coccodrilli più grandi usano le grotte solo stagionalmente, trovando poi una via d’uscita per accoppiarsi durante la stagione delle piogge?

Secondo i ricercatori vi sono diversi motivi per cui i coccodrilli utilizzano le grotte, incluso il fatto che siano una stabile fonte di cibo e un luogo sicuro dai predatori (tra cui l’uomo).
“Siamo fortunati” dice Oslisly, “Perché la popolazione umana locale ha paura ad entrare nelle grotte.”
Come avviene per molti altri animali in Africa, il commercio di carne selvatica sta decimando intere popolazioni di coccodrilli. La carne di coccodrillo nano ha un prezzo molto elevato nel mercato locale e si tratta di una specie relativamente facile da catturare per via delle sue dimensioni contenute e la minore aggressività rispetto ad altre specie. I coccodrilli nani sono elencati nella Lista Rossa della IUCN come specie vulnerabile a rischio di estinzione.

Nel 2015 il team tornò alle grotte scoprendo nuovi ingressi e passaggi e documentando come i coccodrilli arancioni di grotta continuassero a frequentarle anche durante la stagione delle piogge.
Ora si sta lavorando per far diventare le grotte un santuario naturale per la vita selvatica, per proteggere questi bizzarri rettili, l’unica specie di coccodrilli al mondo che abbia mai mostrato un comportamento simile.

Articolo originale: The Guardian - Orange cave crocodiles may be 'mutating' into new species
Traduzione a cura del CrocoBlog
Il sito della spedizione: Abanda expedition
Teaser del documentario "Expedition Abanda, à la recherche du crocodile orange" (video)



domenica 24 dicembre 2017

Buone feste!

Non aspettavate altro eh?? Ai miei affezionati due lettori, il consueto sfondo per PC targato CrocoBlog, per un natale con la giusta dose di kitsch :D

Clicca e scarica... e buone feste!


lunedì 4 dicembre 2017

Mummie di dinosauro ne abbiamo?



Non semplicemente un fossile, ma un vero dinosauro “congelato” nel tempo: a questo si sono trovati di fronte i ricercatori canadesi del Royal Tyrrel Museum of Palaeontology, quando si sono imbattuti nel reperto scoperto per caso da un operaio in un giacimento petrolifero.

Da 110 milioni di anni giaceva nella sua bara di roccia, intatto.

È la prima volta che un dinosauro viene trovato completo di scheletro, scaglie e pelle.

La specie è nuova alla scienza: si tratta di un nodosauro, dinosauro vegetariano protetto da una corazza e pesante in vita circa 1360 Kg.

Resta un mistero come abbia potuto rimanere intatto a questo modo, dando origine a una sorta di “mummia fossile”. I paleontologi propongono l’ipotesi che durante un’alluvione sia stato portato fino al mare, dove morì annegato. Sul fondo marino per milioni di anni, i minerali hanno gradualmente preso il posto delle sostanze contenute nella pelle e nell’armatura, preservandolo nella sua forma da vivo.


Il nodosauro venne scoperto nel 2011 da un operaio al lavoro in un giacimento di petrolio. Da allora, sono occorse 7000 ore di lavoro negli ultimi sei anni per preparare il reperto al Royal Tyrrell Museum, dove oggi i visitatori possono incontrare da vicino un dinosauro nella sua forma da vivente, come mai era successo prima.


Foto di Robert Clark/National Geographic

Articolo originale: “Dinosaur ‘Mummy’ Unveiled With Skin And Guts Intact”, di John Kuroski
http://all-that-is-interesting.com/nodosaur-fossil

Traduzione e adattamento: CrocoBlog - https://crocomania.blogspot.it/2017/12/mummia-dinosauro.html



lunedì 27 marzo 2017

Un coccodrillo lungo come un autobus

...Tranquilli, è vissuto 130 milioni di anni fa.
I paleontologi ne hanno trovato i resti fossili in Tunisia, in un sito datato al Cretaceo (l'ultimo periodo in cui vissero i dinosauri).

Si tratta di un talassosuco, cioè un rettile acquatico estinto parente stretto dei coccodrilli, il più grande finora scoperto: lungo 10 metri, aveva un cranio lungo 1,6 metri!

Credit: Federico Fanti
Federico Fanti, dell'Università di Bologna, è il co-scopritore del fossile e afferma che, come molti coccodrilli odierni, anch'esso poteva essere un predatore opportunista.
I ricercatori lo hanno chiamato Machimosaurus rex, un nome composto che deriva dal greco e significa "lucertola-combattente re" (anche se in italiano dovrebbe essere "regina"). Insomma, il re dei lucertoloni, con cui era bene non attaccar briga.

Credit: Federico Fanti
Molti grandi predatori sembra si siano estinti già alla fine del Giurassico, ma M. rex visse almeno 20 milioni di anni in più, afferma Fanti.
Sembra che più che un'unica estinzione di massa, si tratti di diverse estinzioni locali: in base ai siti di ricerca, alcuni grandi predatori sembrano scomparire e altri no.

Credit: Federico Fanti
Il sito tunisino conserva diversi esemplari, il team ha iniziato a studiare in particolare un cranio lungo quasi quando una persona.

La scoperta è stata pubblicata su Cretaceous Research dal team di Federico Fanti.

Fonte: BBC. Traduzione e adattamento a cura del CrocoBlog - http://crocomania.blogspot.it




domenica 12 marzo 2017

Le uova fossili di coccodrillo più antiche del mondo

È nato prima l'uovo o il coccodrillo? Il mistero permane, ma nel frattempo i ricercatori hanno scoperto sulle colline portoghesi le uova fossili più antiche del gruppo dei Coccodrillomorfi, il gruppo a cui appartengono i coccodrilli viventi.

Una delle uova fossili scoperte (clicca per ingrandire)
Le uova sono state deposte 152 milioni di anni fa e la mamma coccodrillo doveva essere lunga circa due metri.
Sono le più antiche uova di Coccodrillomorfo finora scoperte: prima del ritrovamento portoghese, le più antiche risalivano al Cretaceo, mentre i nuovi fossili datano al tardo Giurassico. La scoperta retrodata le conoscenze su questo tipo di uova di ben 40 milioni di anni.

Distribuzione geografica di uova fossili di Crocodylomorpha (clicca per ingrandire)
Il gruppo a cui appartengono i coccodrilli è comparso più di 200 milioni di anni fa e da allora ha dominato i vari ambienti in cui ha vissuto. Le uova mostrano poche modificazioni rispetto a quelle dei coccodrilli viventi, così come in generale la forma di questi animali arcaici: evidentemente la loro struttura è stata fin dall'inizio adatta al loro habitat e ha così subito pochissime modifiche in questi 200 milioni di anni.

Sarcosuchus imperator, coccodrillo gigante vissuto in Africa 110 milioni di anni fa
Le uova sono state rinvenute in tre diversi siti per un totale di 18 uova e diversi frammenti.
Alcune fra queste sono state trovate insieme a uova e a un nido di dinosauro teropode (dinosauri per lo più bipedi e carnivori): forse le uova di coccodrillo vennero rubate dal legittimo nido per poterne divorare il contenuto? Il mistero resta fitto: i ricercatori non hanno azzardato interpretazioni vista la mancanza di indizi.

Due siti in cui sono state trovate le uova fossili (clicca per ingrandire)
La ricerca è stata pubblicata su PLOS ONE ed è disponibile on-line:
Russo J, Mateus O, Marzola M, Balbino A (2017) Two new ootaxa from the late Jurassic: The oldest record of crocodylomorph eggs, from the Lourinhã Formation, Portugal. PLoS ONE 12(3): e0171919. doi:10.1371/journal.pone.0171919




mercoledì 25 gennaio 2017

Auguri

Potrei dire di essere in largo anticipo sul Natale 2017... :D Invece sono solo in ritardo sul Natale 2016, ma nonostante abbia trascurato un po' il blog negli ultimi tempi, tengo sempre a fare gli auguri ai miei affezionati lettori. Quindi cliccate sulla foto e scaricate il wallpaper per un buon 2017!

Clicca per ingrandire

50 coccodrilli in 1

Due è meglio di uno, ma cinquanta è meglio di due!


Stiamo parlando della nuova scoperta relativa a una mummia di coccodrillo risalente a 2.500 anni fa, trovata nel 1828 e conservata al Museo delle Antichità di Leida (Paesi Bassi): già negli anni '90 del secolo scorso si era scoperto, grazie a una TAC, che la mummia lunga quasi 3 metri conteneva in realtà due giovani coccodrilli.
Ora i curatori hanno scoperto, grazie a una nuova scansione in 3D, che in realtà accanto ai due giovani coccodrilli ci sono anche 47 cuccioli, ciascuno mummificato e bendato singolarmente.

Secondo i curatori, il manufatto era probabilmente un'offerta sacrificale al dio-coccodrillo Sobek.


I curatori hanno effettuato la scoperta durante i preparativi per una nuova mostra al Museo, nella quale i visitatori potranno "sfogliare" virtualmente la mummia, rimuovendo sullo schermo uno strato dopo l'altro fino a svelare i corpi dei coccodrilli.

Leggi la notizia completa e guarda tutte le fotografie sul sito web di National Geographic Italia!



sabato 17 settembre 2016

8 milioni di anni e non sentirli


Nuovo studia rivela l’incredibile longevità evolutiva dell’alligatore americano.

Credit: Kristen Grace
Dal clima alla forma stessa della penisola, non molto della Florida è rimasto invariato negli ultimi 8 milioni di anni.
Eccetto gli alligatori.

Molti degli attuali predatori appartengono a specie recenti a livello evolutivo, invece il moderno alligatore americano (Alligator mississipiensis) è un rettile letteralmente “di un altro tempo”.
Un nuovo studio dell’Università della Florida mostra che la specie non è stata toccata da grossi cambiamenti evolutivi negli ultimi 8 milioni di anni, cioè ben 6 milioni di anni in più rispetto a quanto si pensava
A parte alcuni squali e una manciata di altri animali, sono davvero poche le specie di vertebrati viventi che possono annoverare una così lunga storia evolutiva con così pochi mutamenti.

Se potessimo andare indietro nel tempo di 8 milioni di anni, potremmo vedere aggirarsi praticamente lo stesso animale come si vedrebbe oggi nel sud-est. Anche 30 milioni di anni fa gli alligatori non apparivano molto diversi da oggi”. Così spiega Evan Whiting, autore principale dello studio pubblicato nell’estate 2016 sul Journal of Herpetology and Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology.
“Siamo rimasti sorpresi nello scoprire fossili di alligatori così antichi che appartengono alle specie oggi viventi, piuttosto che a specie estinte”.

Nonostante gli alligatori abbiano un aspetto preistorico, non sono però immuni all’evoluzione: al contrario, essi sono il risultato di una linea evolutiva incredibilmente antica. Il gruppo di cui fanno parte, Crocodylia, è sulla Terra da almeno 84 milioni di anni e i suoi antenati risalgono al Triassico, oltre 200 milioni di anni fa. 

Evan Whiting parla dell’alligatore come di un sopravvissuto, che ha saputo resistere a fluttuazioni del livello del mare e cambiamenti climatici estremi che hanno causato l’estinzione di molte specie animali meno adattate.

La ricerca mostra anche che l’alligatore americano ha per molto tempo condiviso l’habitat costiero con Gavialosuchus americanus, coccodrilli marini lunghi 8 metri estinti 5 milioni di anni fa.
L’alligatore americano oggi non ha competitori, ma milioni di anni fa ha convissuto non solo con un altro coccodrillo, ma con un coccodrillo più grande di lui.

Attualmente però l’alligatore americano si trova a dover fronteggiare un pericolo mai affrontato in passato: l’uomo.

Nonostante la loro adattabilità e resilienza, gli alligatori sono stati cacciati fin quasi all’estinzione negli ultimi 200 anni. L’Endangered Species Act ha permesso di aumentare il numero di esemplari in natura, ma avvengono ancora incontri tra umani e alligatori che sono poco piacevoli per entrambi, e in molte aree l’habitat dell’alligatore continua a venire distrutto per costruire nuovi abitati umani. 

“Gli stessi caratteri che hanno permesso all’alligatore di rimanere virtualmente lo stesso attraverso molti cambiamenti ambientali per milioni di anni, può ora divenire un problema nel momento in cui essi cercano di adattarsi all’uomo. La loro adattabilità è il motivo per cui oggi possiamo trovare alligatori che nuotano nelle nostre piscine o che vagano nei campi da golf”.


Evan Whiting spera che la sua ricerca possa servire ad informare il pubblico che gli alligatori erano in Florida da molto tempo prima dell’uomo, e che è necessario agire per preservare le popolazioni selvatiche di alligatori e i loro habitat.
Grazie alla conoscenza più approfondita della loro storia evolutiva, la ricerca può fungere da base per la conservazione dell’ambiente dove gli alligatori hanno dominato per milioni di anni.
“Se conosciamo dalla documentazione fossile che gli alligatori hanno prosperato per così lungo tempo in certi tipi di habitat, sappiamo su quali ambienti focalizzare i nostri sforzi di conservazione e gestione ambientale”.

Fonte: Phys.org - A reptilian anachronism: American alligator older than we thought, di Stephenie Livingston, 16 settembre 2016. 




lunedì 15 agosto 2016

Progetto Cineteca Botanica

Il regno vegetale ha ispirato da sempre in vario modo sceneggiatori e registi: il progetto "Cineteca Botanica" vorrebbe dare un'idea di quanto e come la produzione cinematografica si sia ispirata al mondo verde.
Potete consultare l'elenco dei film nell'apposita sezione, costantemente aggiornata, e contribuire ad arricchirla suggerendo titoli non ancora inclusi:
http://crocomania.blogspot.it/p/cineteca-botanica.html



martedì 22 dicembre 2015

Happy CROC Christmas!

Per i miei tre affezionati lettori, ecco lo sfondo desktop per Natale 2015 del CrocoBlog :D

Buone feste e buon 2016!

(clicca sull'immagine per vederla a grandezza originale e scaricarla)

martedì 24 febbraio 2015

Estinzioni di massa causate dalla materia oscura della nostra galassia?

Una ricerca del biologo Michael Rampino, dell'Università di New York e del Goddard Institute della NASA, sembra mostrare che i passaggi della Terra attraverso il piano galattico possono avere una correlazione diretta e significativa con fenomeni geologici e biologici che avvengono sulla Terra.

In un articolo in uscita sul Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, il professor Rampino afferma che il movimento attraverso la materia oscura potrebbe perturbare le orbite di comete e portare ad un riscaldamento del nucleo terrestre, entrambi fenomeni connessi con episodi di estinzione di massa.

Il piano galattico è il luogo della Via Lattea in cui risiede il nostro sistema solare, contiene stelle, polveri e nubi di gas, nonché una considerevole quantità di materia oscura, una forma di materia sfuggente che può essere osservata solo attraverso i suoi effetti gravitazionali.

Sappiamo che la Terra ruota attorno al centro della Galassia compiendo un’orbita circolare una volta ogni 250 milioni di anni. Ma la traiettoria della Terra è anche ondeggiante, con il Sole e i pianeti che passano sopra e sotto al piano galattico approssimativamente ogni 30 milioni di anni.

Studiando la ricorrenza di questi passaggi lungo il piano galattico, Rampino ha notato che sembra esserci una correlazione con gli episodi di impatti cometari e quindi con eventi di estinzione di massa. Il famoso impatto cometario risalente a 66 milioni di anni fa che ha portato all’estinzione dei dinosauri ne è un esempio.

Cosa potrebbe causare questa correlazione tra i passaggi lungo il piano galattico, gli impatti e quindi le estinzioni ad essi connesse?

Attraversando il piano galattico, osserva Rampino, la materia oscura presente potrebbe disturbare le traiettorie delle comete, che compiono orbite tipicamente lontane dalla Terra, nelle regioni più esterne del sistema solare. Questo, secondo il professor Rampino, potrebbe implicare una variazione di traiettoria e una maggiore probabilità di impatto delle comete con il nostro pianeta.

Un altro effetto dovuto al passaggio attraverso il piano galattico e all’interazione con la materia oscura potrebbe riguardare il nucleo terrestre.

Col tempo, sostiene Rampino, l’annichilazione di particelle di materia oscura potrebbero produrre una considerevole quantità di calore nel nucleo della Terra, innescando eventi come eruzioni vulcaniche, formazione di montagne, inversioni del campo magnetico e variazioni del livello del mare, che mostrano picchi di ricorrenza proprio ogni 30 milioni di anni.

Rampino quindi suggerisce che i fenomeni astrofisici derivanti dai passaggi della Terra attraverso il piano galattico potrebbero risultare in drammatici cambiamenti nell’attività geologica e biologica del nostro pianeta.

Il modello presentato in questo studio, che propone diverse interazioni tra la materia oscura e la Terra durante i suoi passaggi attraverso il piano galattico, potrebbe avere un considerevole impatto nella nostra comprensione degli sviluppi geologici e biologici terrestri, così come quelli di altri pianeti.

«Abbiamo la fortuna di vivere su un pianeta ideale per lo sviluppo della vita», dice Rampino, «ma la storia della Terra è scandita da eventi di estinzione di massa, alcuni dei quali sono di difficile spiegazione. Potrebbe essere che la materia oscura – la cui natura ci è ancora sconosciuta, ma che racchiude un quarto del contenuto dell’universo – sia la risposta. Oltre ad essere importante su scale più vaste, la materia oscura potrebbe avere un’influenza diretta sulla vita sulla Terra».


Articolo originale di Elisa Nichelli per Media Inaf:
http://www.media.inaf.it/2015/02/19/la-materia-oscura-puo-causare-estinzioni-di-massa/